Riflessioni fatte da Euchero pastore arcade sopra alla maggior facilità, che trovasi nell'apprendere il canto con l'uso di un solfeggio di dodici monosillabi, atteso il frequente uso degli accidenti introdotto molto posteriormente alla primiera Istituzione del Solfeggio di sei Monosillabi

trattato musicale di autore italiano
PURL: https://itmi.it/work/606
Tipologia: testo a stampa; Venezia : Carlo Pecora, 1746
Localizzazione presa in esame: Bologna, Museo internazionale e Biblioteca della musica (I-Bc) G.53
Note:

Trattato di 30 p. numerate.
Nell'antiporta, ms., «Euchero Pastor Arcade ossia il marchese Flavio Chigi Zondadari di Siena»

Il trattato inizia a p. 3; dopo un fregio la scritta «Ad Majorem Dei Gloria». Capolettera ornato.
La trattazione è suddivisa in 17 paragrafi numerati in lettere romane da I a XVII, senza altre titolazioni.

Tra le pp. 6-7  e pp. 10-11 sono inserite due tavole rappresentanti un'ottava alla tastiera, con i nomi delle note scritti sui rispettivi tasti
secondo la proposta dell'autore.

L'intento dell'A. è spiegato nei par. I-V, e cioè considerando che dai tempi di Guido d'Arezzo l'uso di # e b, semplici e doppi,  si è esteso a tutte le sette note della scala, si rende necessario aggiungere altre sillabe per poter cantare con facilità questi nuovi suoni.

Nel par. VI si propongono 4 parole che nelle loro 12 sillabe comprendono la scala moderna. Le parole sono Utparè, Bomifa, Tusoldè, Lanosì.

Nei par. VIII e IX si confrontano il sistema italiano a sei monosillabi e quello francese a sette; le considerazioni sono sempre condotte con
riguardo alla pratica viva del cantare accompagnandosi al cembalo, o organo, pertanto si sottolinea, a favore del proprio nuovo sistema, la discordanza che si presenta tra monosillabo cantato ed effettiva nota alterata sulla tastiera.
Nel par. XII si affronta il problema del temperamento negli strumenti da tasto, dove con la divisione dell'ottava in dodici semitoni uguali il # suona come b; nonostante questa imperfezione, «nondimeno si possono sentire tante, e tante vaghe modulazioni, quali sono quelle di molte bellissime composizioni d'intavolatura, sembra che certamente convenga darsene pace, e contantarsi di una tale imperfezione, sì nel Canto, che nel suono, poiché non farebbe gran vantaggio perfezionare il Canto con incontrare la discordanza de' principali strumenti, che debbono accompagnarlo, e regolarlo, quali sono l'Organo , e 'l Clavicembalo».

L'autore critica, perché troppo difficoltoso a suonarsi, l'uso di spezzare alcuni tasti introducendo tasti separati per diesis e bemolli.

Nel par. XIII all'obiezione di dover cantare con una sillaba non corrispondente al vero le note con doppio diesis o doppio bemolle, ad es. il MI# si canta Fa, ecc., si risponde che ciò corrisponde a quello che si fa anche nella tastiera, e che pertanto si evita di creare inutili confusioni.

Nei par. XIV, XV e XVI l'autore risponde a possibili obiezioni.

Nel par. XVII l'autore presenta le tabelle delle combinazioni dei monosillabi nel solfeggio, e conclude: «L'Autore prega pertanto chiunque si
compiacerà leggere queste sue riflessioni di esaminarle attentamente, ma con quel raziocinio semplice, e naturale, con cui deponendo ogni pregiudizio suol saviamente procedersi nell'indagare la verità delle altre scienze più nobili, e spera di riportarne, se non gradimento, almeno un benigno compatimento».

Da pp. 17 alla fine sono proposte le tabelle di combinazioni per ascendere e discendere, con queste didascalie: «Computo delle varie combinazioni, che possono avere nel salire/nello scendere i sei Monosillabi usuali nel solfeggio a cagione delle mutazioni di quarta, e di quinta: dal che si conosce, che prevalendosi di due istessi Monosillabi per cantare di salto varij diversi intervalli non è così facile, come si
suppone il fissare la memoria degli Scolari nella giusta intonazione de medesimi.»



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p. 3 Guido d'Arezzo (teorico) Solfeggio invenzione
p. 10 Guido d'Arezzo (teorico) Note nome